Piante tintorie: una tradizione secolare tornata in auge come soluzione sostenibile

Piante tintorie: una tradizione secolare tornata in auge come soluzione sostenibile

Perché l’uomo, fin dalla preistoria, ha cercato di circondarsi di colore? Dove ha trovato in natura il materiale per far fronte ad un’esigenza tanto radicata nel proprio animo?

L’arte di ricavare colori da risorse naturali ha radici che affondano negli albori dell’umanità, ma con l’avvento dei coloranti sintetici – più economici e versatili – le conoscenze legate a questa pratica hanno rischiato di perdersi.

Continua a leggere per scoprire la storia dei coloranti naturali e le piante più utilizzate!

Piante tintorie: una storia millenaria

La tintura e la pittura con pigmenti naturali risalgono alle origini dell’umanità; da sempre gli uomini hanno attinto le materie prime necessarie da una grande varietà di piante, oltre che dal regno animale (ad esempio, molluschi ed insetti) e dai minerali. Per millenni la produzione di coloranti naturali è andata diffondendosi grazie al loro utilizzo a scopo rituale, decorativo, cosmetico ed alimentare.

Fin dalla preistoria, i diversi colori hanno assunto numerosi significati simbolici, religiosi, estetici e sociali; pitture rupestri risalenti a quell’era lontana sono state rinvenute praticamente in tutti i continenti; la psicologia ci insegna infatti che i colori stimolano la mente umana suscitando emozioni.

In epoca storica, le piante tintorie hanno avuto un’enorme importanza per lo sviluppo dell’economia e della tecnica, nonché negli scambi culturali. Alcune di esse sono state coltivate e commercializzate fin da epoche remote, diventando importanti fattori di crescita economica e influenzando in modo significativo lo sviluppo di intere aree per molti secoli. 

Per esempio, dalle foglie di guado (Isatis tinctoria L.), già noto ai Romani e diffuso in tutta l’Italia del Centro-Nord, si otteneva un pigmento blu, molto ricercato sia come colorante pittorico che per la tintura dei tessuti. Questo più tardi divenne infatti il colore della tela “blu di Genova”, o “blue jeans”, usata comunemente per confezionare vestiti da lavoro, come testimoniato anche da un anonimo pittore lombardo del XVII sec., il “Maestro della Tela Jeans”. Tuttavia, a partire più o meno dalla  stessa epoca, il guado fu a poco a poco soppiantato dall’indaco asiatico (ottenuto dalla Indigofera tinctoria L.), assai più economico, con grave danno per molte economie locali.

Il collasso del mercato dei coloranti di origine naturale si ebbe però all’inizio del Novecento, a causa della diffusione dei coloranti sintetici, caratterizzati da una maggiore economicità e stabilità; tuttavia, in tempi recenti si è assistito ad una riscoperta dei coloranti di origine naturale.

Piante tintorie: come vengono utilizzate?

La tintura vegetale è un processo che prevede, in un primo momento, l’estrazione del pigmento dalla pianta e, successivamente, l’applicazione di quest’ultimo su un supporto come carta, tessuto, legno, argilla o cuoio; i metodi di estrazione dipendono dalla parte di pianta impiegata. 

I pigmenti vengono estratti dalla maggior parte delle piante attraverso macerazione e decozione in acqua; la tonalità dei colori ottenuti dipende dalla singola specie, come vedremo dall’elenco delle principali piante tintorie.

Quasi tutti i coloranti vegetali richiedono un adeguato trattamento del supporto, per consentire loro di penetrarvi e aderire in modo stabile.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo delle piante tintorie?

Con l’avvento dei coloranti sintetici la pratica della tintura naturale si è sempre più limitata a contesti specifici, come l’artigianato artistico e tessile.

Negli ultimi anni, però, si è notato un crescente interesse per le piante tintorie e i coloranti vegetali. Ciò si deve da una parte ad una maggiore sensibilità del pubblico verso tutto ciò che è naturale e dall’altra ad una preoccupazione per la salute umana e per l’ambiente, legata principalmente all’inquinamento causato dai coloranti sintetici e dai processi industriali in cui essi trovano impiego, specialmente nel settore tessile.

Al contrario, i coloranti di origine naturale offrono una maggiore sicurezza di impiego,  oltre a possedere proprietà funzionali che possono essere conferite al supporto, quali  proprietà antiossidanti, antimicrobiche e di protezione dai raggi UV.

È risaputo, infatti, che i botanicals possono essere utilizzati anche come materie prime “green” nell’industria e nel restauro di opere d’arte. Per approfondire leggi il nostro articolo.

Piante tintorie: le più conosciute e utilizzate

Sono oltre mille le specie botaniche classificate come piante tintorie, di cui le più famose sono:

  • Alcanna, Alkanna tinctoria (L.) Tausch, un arbusto sempreverde dalle cui radici si ricava una sostanza colorante rossa, l’alcannina (un naftochinone);
  • Robbia, Rubia tinctorum L., dalle cui radici si ricava il “rosso di garanza” o “rosso di alizarina”;
  • Cartamo, Carthamus tinctorius L., detto anche zafferanone, dalle cui antere (una parte del fiore) si ricavano dei coloranti (flavonoidi) usati per conferire ai supporti varie tonalità di rosso; 
  • Curcuma, Curcuma longa L., la nota spezia usata come colorante giallo-arancione;
  • Zafferano, Crocus sativus L., dai cui preziosissimi stigmi (anche in questo caso una parte del fiore) si ottiene un colorante giallo-arancione a base di carotenoidi;
  • Ginestra minore, Genista tinctoria L., i cui isoflavoni, presenti in tutte le sue parti, danno origine ad un colorante giallo pulcino;
  • Mallo di noce, Juglans regia L. ovvero la polpa che avvolge il frutto della noce, la cui tintura ha toni caratteristici di marrone, dovuti ai tannini, ai flavonoidi e allo juglone;
  • Guado, Isatis tinctoria L., simile a un broccolo, da cui si ricava un pigmento blu (indaco, colorante azotato di tipo indolico);
  • Indaco, Indigofera tinctoria L., arbusto indiano da cui si estrae l’omonimo pigmento.

In conclusione, le piante tintorie rappresentano una tradizione preziosa e secolare, che sta vivendo una rinascita in quanto soluzione sostenibile e rispettosa dell’ambiente, per ottenere coloranti naturali sicuri e biodegradabili. Un vantaggio per noi e per il pianeta.

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