Pubblicato il 27 Maggio 2026

Ripensare la menopausa con la scienza botanica

La menopausa è una transizione fisiologica, che, prima o poi, tutte le donne attraversano — tipicamente tra i 45 e i 55 anni, con una media globale intorno ai 51 anni. È un periodo delicato, spesso vissuto con apprensione, anche a causa dei sintomi che lo accompagnano. I numeri aiutano a capire la dimensione reale del fenomeno: secondo una recente metanalisi che ha analizzato 321 studi su oltre 482.000 donne, la prevalenza dei disturbi articolari e muscolari supera il 65%, mentre l’insonnia raggiunge il 51,6% e la depressione si attesta intorno al 43%. Le vampate di calore — il sintomo più rappresentativo della menopausa — interessano tra il 50% e l'80% delle donne in Occidente, con variazioni significative legate alla geografia, all'etnia e al profilo metabolico individuale. Ancora più indicativa è una survey globale pubblicata su Menopause, secondo la quale il 40% delle donne europee in post-menopausa sperimenta sintomi vasomotori da moderati a severi — e che più della metà di quelle eleggibili alla terapia ormonale sostitutiva (HRT) preferisce non intraprenderla.

Questo dato apre una domanda: esiste un'alternativa naturale, efficace, sicura e scientificamente documentata, per alleviare i sintomi della menopausa?

Il calo estrogenico: il meccanismo alla base di tutto

La menopausa segna la fine del periodo fertile femminile e quindi la diminuzione degli ormoni femminili in circolo, in particolare l’estradiolo. Questo fenomeno non solo causa i sintomi acuti più noti — vampate, sudorazioni notturne, insonnia, sbalzi d'umore, stanchezza cronica — ma innesca anche una serie di effetti metabolici a lungo termine: aumento del rischio cardiovascolare, riduzione della densità ossea (con progressione verso l'osteopenia e l'osteoporosi), alterazioni del profilo lipidico e incremento dello stress ossidativo sistemico.

Il trattamento più diffuso impiegato per combattere i sintomi della menopausa e per prevenire lo sviluppo delle patologie che ne conseguono è senza dubbio la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS); tuttavia, essa viene in genere consigliata solo alle donne con fattori di rischio specifici, a causa dei possibili effetti collaterali.

Gli estrogeni esercitano la loro azione legandosi a specifici recettori nucleari (ERα e ERβ), distribuiti nei vari tessuti: dal sistema nervoso centrale all'apparato cardiovascolare, dalle ossa al tratto urogenitale. È questo il target sia della TOS che dei fitoestrogeni, molecole vegetali complesse con una struttura analoga all'estradiolo, e quindi capaci di interagire con gli stessi recettori.

I fitoestrogeni: una categoria botanica eterogenea

Il termine "fitoestrogeni" include, però, molecole chimicamente molto eterogenee. Le categorie principali includono:

  • Isoflavoni (genisteina, daidzeina): presenti nelle leguminose come la soia e il trifoglio rosso. Sono probabilmente i fitoestrogeni più studiati e commercializzati.
  • Cumestani (cumestrolo), contenuti principalmente nel trifoglio rosso.
  • Lignani: presenti nel lino e in altri cereali.
  • Prenilcalconi e prenilflavanoni: presenti nel luppolo (Humulus lupulus L.). 

Humulus lupulus L.: molto più della birra

Il luppolo è una pianta rampicante dioica della famiglia Cannabaceae, originaria delle regioni temperate dell'Eurasia. Le sue infiorescenze femminili — i caratteristici coni o strobili — sono impiegate nella produzione della birra almeno dall'XI secolo, ma il suo utilizzo medicinale precede di molto l'industria della birra.

Una tradizione millenaria

Le prime prove dell’impiego medico del luppolo in Europa risalgono al IX secolo. Nell'Europa centro-settentrionale si diffuse rapidamente la pratica dei "cuscini di luppolo" (hop pillows) — sacchetti di strobili essiccati posti sotto il guanciale per favorire il sonno. Secondo una fonte storica ampiamente citata, persino re Giorgio III d'Inghilterra ricorreva a questo rimedio per l'insonnia.

Un'osservazione curiosa e rivelatrice accompagnò per secoli la coltivazione del luppolo: i raccoglitori, in grande maggioranza donne, tendevano a manifestare sonnolenza durante il lavoro in campo, più di quanto la fatica potesse spiegare. Alcune lavoratrici riportavano anche alterazioni del ciclo mestruale. 

L’uso tradizionale del luppolo è stato ufficialmente riconosciuto dalla Commissione E tedesca e dall'ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) per la gestione dei disturbi da tensione nervosa e insonnia, validando così secoli di tradizione. 

La molecola chiave: l'8-prenilnaringenina

L'8-prenylnaringenina (8-PN), un prenilflavanone con struttura chimicamente analoga al 17β-estradiolo, si distingue dagli altri fitoestrogeni per la sua affinità verso il recettore ERα. Come documentato da una review, è 10 volte più potente del cumestrolo e 100 volte più potente della genisteina — i principali fitoestrogeni della soia e del trifoglio rosso. Nei coni del luppolo si trova in piccola quantità, ma si forma all’interno dell’intestino per intervento della flora microbica a partire dai suoi precursori, xantumolo (X) e isoxantumolo (IX).

L’estratto secco EPO, standardizzato in xantumolo e isoxantumolo, ha dimostrato, in un modello cellulare specifico, di avere attività pro-estrogenica, aumentando l’espressione di geni coinvolti nella regolazione degli ormoni femminili.

Rosa canina L.: l’antenata di tutte le rose

La Rosa canina L. è una rosa selvatica dalla quale deriva la stragrande maggioranza delle rose coltivate. Arbusto tipico dei margini boschivi e delle siepi rurali europee, a volte anche infestante, da secoli non sfugge all'attenzione degli artisti, ma la sua straordinaria bellezza non esaurisce l'interesse della comunità scientifica.

Il frutto della rosa canina — detto cinorrodo — possiede un fitocomplesso molto ricco e diversificato che include la vitamina C (acido ascorbico, in concentrazioni, nel frutto fresco, che superano di 20-40 volte quelle degli agrumi), polifenoli (flavonoidi, acidi fenolici, ellagitannini, carotenoidi (licopene, luteina, zeaxantina, beta-carotene), galattolipidi, acidi grassi polinsaturi e mucillagini.

L'attività antinfiammatoria e pro-estrogenica 

Una revisione sistematica ha documentato, analizzando 24 studi farmacologici, come il profilo fitochimico di Rosa canina L. sia perfettamente in linea con le proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie note da tempo, giustificandone l’effetto benefico nell’osteoartrite.

Come abbiamo visto, i disturbi articolari sono caratteristici della menopausa; l'osteoartrite è una malattia degenerativa articolare caratterizzata dalla progressiva distruzione della cartilagine articolare, accompagnata da infiammazione e rimodellamento osseo. In uno studio preclinico, l’estratto secco di rosa canina EPO, standardizzato in polifenoli, ha mostrato un effetto positivo sull’espressione di un gene (SOX9) critico nel mantenimento e nella riparazione della cartilagine articolare, anche in condizioni infiammatorie, similmente all’estradiolo; ciò a riprova della sua attività pro-estrogenica, pure osservata nello stesso studio in un altro modello cellulare.

Il rischio cardiovascolare in post-menopausa

Il calo estrogenico associato alla menopausa aumenta in modo significativo il rischio cardiovascolare: peggiora il profilo lipidico, favorisce la progressione dell'aterosclerosi, riduce la vasodilatazione endoteliale e aumenta l'infiammazione sistemica. In questo contesto, la rosa canina può offrire un effetto benefico.

Come riportato in una recente review, vari studi preclinici hanno documentato un effetto cardioprotettivo, a seguito di un miglioramento del profilo lipidico e del danno ossidativo.  

Lavanda: la quiete dopo la tempesta

Un’altra conseguenza degli squilibri ormonali della menopausa è rappresentata dai disturbi dell’umore e del sonno. L’estratto secco di lavanda prodotta da EPO, standardizzata in polifenoli e ottenuta esclusivamente da Lavandula angustifolia Mill., in un modello sperimentale comunemente usato per investigare il meccanismo d’azione di molecole con attività antiansia, ha significativamente inibito il rilascio del cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”, con lo stesso meccanismo d’azione già messo in evidenza anche per la Scutellaria lateriflora L. (BlueCALM®).

La linea SereWoMen Plus di EPO: botanicals di qualità certificata

La complessità della sintomatologia menopausale richiede un approccio multi-target. Per questa EPO Srl ha creato la linea SereWoMen Plus — una gamma di estratti vegetali di elevata qualità che copre diverse funzioni fisiologiche, formulata per chi cerca ingredienti botanici efficaci, sicuri e tracciabili.

La linea include estratti di Panax ginseng, Lavandula angustifolia, Malva silvestris, Althaea officinalis, Griffonia simplicifolia, Humulus lupulus e Rosa canina — ciascuno con un profilo d'azione specifico e complementare agli altri.

Per informazioni sugli estratti della linea SereWoMen Plus, visita www.eposrl.com o contatta il team commerciale EPO.

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