Antiossidanti naturali e i loro benefici

Le vacanze, il mare, il sole… Dietro la miriade di sensazioni piacevoli che queste immagini evocano si nascondono potenziali minacce, in particolare per la pelle. 

È noto che l’esposizione ai raggi UV del sole aumenta la produzione di radicali liberi, molecole instabili e molto reattive che, se non adeguatamente contrastate, danneggiano la pelle a livello cellulare. Le conseguenze possono essere la perdita del tono e dell’elasticità dei tessuti, oltre alla formazione di rughe precoci e di discromie (photoaging). 

Proteggere la pelle e non solo: il ruolo degli antiossidanti

Proteggere la pelle durante l’esposizione al sole dovrebbe essere la regola. La scelta della protezione dipende da numerosi fattori, come l’intensità solare (che a sua volta è legata al tempo di esposizione, all’orario e alla zona geografica), il tipo di pelle e la frequenza di applicazione della protezione stessa. FDA raccomanda l’utilizzo di una protezione almeno 15 SPF, anche se per le pelli chiare è consigliata tra 30 e 50 SPF. 

Applicare la crema solare non basta: l’azione dei radicali liberi, infatti, non interessa solo la pelle, ma l’intero organismo. A neutralizzarli e prevenire naturalmente i loro danni ci pensano gli antiossidanti, sostanze capaci di contrastare e di rallentare la formazione dei radicali dell’ossigeno. Dal punto di vista chimico, gli antiossidanti sono una sorta di “trappole per radicali liberi”: essendo per definizione facilmente ossidabili, stimolano i radicali a interagire con loro prima che questi possano intaccare altre molecole del corpo. 

Gli antiossidanti in frutta e verdura: dove trovarli

Assumere una buona dose di antiossidanti è uno dei metodi di prevenzione più efficaci contro l’eccesso di radicali liberi. Le sostanze antiossidanti sono introdotte nel corpo attraverso il cibo, da cui l’importanza di una dieta sana ed equilibrata. Non tutti gli alimenti contengono la stessa quantità di antiossidanti: la concentrazione maggiore si trova in frutta e verdura

  • Carotenoidi (nell’organismo, il carotene viene trasformato in vitamina A): frutta e verdura di colore giallo/arancio e verdure a foglia verde 
  • Vitamina C: agrumi, ribes, kiwi, peperoni, pomodori, spinaci, cavoli e asparagi
  • Tocoferoli (vitamina E): semi di arachidi e di girasole, mais e soia, frutta secca
  • Manganese: tè, zenzero, zafferano, chiodi di garofano, cardamomo, cannella, germe di grano, pepe, piante ed erbe aromatiche
  • Licopene: pomodori

Secondo la scala ORAC, che misura la capacità inibente sui radicali liberi, tra gli alimenti più ricchi di antiossidanti troviamo succo di uva, mirtilli, cavolo verde, spinaci, barbabietola, more, prugne, succo d’arancia, fragole e pompelmo. 

Occorre fare attenzione però alla cottura e alla conservazione dei cibi. Alimenti conservati per lungo tempo o cotti a lungo tendono infatti a disperdere le loro quantità di vitamina C e di licopene rispetto ai prodotti freschi. 

Estratti botanici con proprietà antiossidanti 

Abbiamo visto quindi che una dieta varia ed equilibrata è naturalmente ricca di antiossidanti. Tuttavia, nel caso di carenze nutrizionali o patologie dismetaboliche o gastrointestinali, si può ricorrere a integratori a base di piante con proprietà antiossidanti. Segnaliamo in particolare i seguenti estratti:

  • Mirtillo nero. Oltre che come antiossidante, è utile per le funzionalità del microcircolo, per il benessere della vista e la regolarità del transito intestinale. 
  • Melissa. Tra le sue altre proprietà, favorisce la funzione digestiva, la regolare motilità gastrointestinale, il rilassamento e il benessere mentale.
  • THYMOX. Il nostro estratto di timo volgare ha attività antiossidante, ma favorisce anche la fluidità delle secrezioni bronchiali, la funzione digestiva, la regolare motilità gastrointestinale e il benessere di naso e gola. 
  • Rosa canina. Nota per la sua azione di sostegno e ricostituente, oltre che per agevolare la regolarità del transito intestinale e, per uso esterno, come astringente, condizionante cutaneo e tonico.

Scopri tutti gli estratti certificati EPO nella sezione dedicata

Un’adeguata protezione della pelle, una dieta ricca di frutta e verdura e, quando necessario, l’assunzione di integratori efficaci assicurano una protezione ideale contro l’azione dei radicali liberi. Per godersi le vacanze, il mare e il sole senza timori. 

Buone vacanze da EPO

Le vacanze estive si avvicinano: è il momento di prendersi una pausa e collezionare bellissimi ricordi.

I nostri uffici rimarranno chiusi dall’8 al 19 agosto. Per informazioni generiche, si prega di contattare epo@eposrl.com.

5 percorsi per avviare una transizione sostenibile

Quando parliamo di transizione sostenibile, ci riferiamo alla necessità di una trasformazione radicale della società verso obiettivi di equità e di armonia con il Pianeta. I cambiamenti climatici, la diseguaglianza sociale e il rischio del diffondersi di nuove pandemie sono solo alcune delle crisi globali che ci aspettano. Anziché restare a osservare, gli individui ma soprattutto le imprese sono chiamati a fare la propria parte. 

Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di aziende sta avviando percorsi di transizione sostenibile. La crescente sensibilità dei consumatori su temi ambientali ed etici genera una più alta richiesta di prodotti e servizi green, oltre che una maggiore attenzione alle pratiche messe in campo dalle stesse aziende. 

Alle imprese si richiede di ripensare il loro ruolo rispetto a pressioni ambientali, sociali ed economiche, di definire obiettivi chiari e di perseguirli con miglioramenti graduali e consistenti, anche alla luce dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

La transizione sostenibile non è altro che un viaggio verso una crescita più responsabile, in cui i percorsi possono essere molteplici. In questo articolo esploriamo cinque possibili strade che, intersecate tra loro, possono fare la differenza. 

1. Approvvigionamento responsabile

L’approvvigionamento delle materie prime e dei prodotti offerti è una delle prime tappe per avviare un percorso di transizione sostenibile. Nella scelta dei fornitori va considerato tanto l’impatto ambientale quanto quello sociale: da dove provengono le materie prime? Quali sono le condizioni di lavoro della manodopera? Non importa quanto il prodotto finale sia buono: se la catena di approvvigionamento ha dei lati oscuri, la reputazione aziendale ne risentirà.

Per EPO, il sostegno alle filiere delle piante officinali e alle imprese locali è un punto cardine della transizione sostenibile. Da sempre promuoviamo lo sviluppo sociale e culturale delle comunità in cui operiamo, attraverso programmi di sviluppo agronomico, lotta biologica e tutela degli insetti impollinatori. 

2. Investimenti in innovazione e ricerca

Investire in tecnologia e ricerca è un’altra strategia per rendere la propria attività più sostenibile ed efficiente. Un simile investimento permette di accrescere il valore dei prodotti e dei servizi offerti in termini di qualità, sicurezza ed efficacia. Non c’è un’unica strada per tutti: a seconda del campo in cui opera, ogni azienda può scegliere le soluzioni che offrono maggiori vantaggi sul lungo periodo. 

Anche EPO è fortemente orientata verso l’innovazione. Ogni anno investiamo importanti risorse in progetti R&S, brevetti, studi preclinici e clinici, pubblicazioni scientifiche, impiantistica e digitalizzazione. 

3. Formazione e coinvolgimento del personale

La sostenibilità non è un viaggio da fare in solitaria. Per le aziende è fondamentale coinvolgere nel processo i propri dipendenti attraverso la formazione e la motivazione. 

Adottare un codice etico con principi chiari e condivisi è un ottimo punto di partenza. Il rispetto delle pratiche da parte del team dovrà essere monitorato in modo costante, a partire dalle piccole azioni quotidiane. Sarebbe assurdo predicare la riduzione della carbon footprint se non si riesce neanche a fare correttamente la raccolta differenziata! 

Il coinvolgimento dei dipendenti, tuttavia, non deve essere a senso unico. Nuove idee e stimoli possono arrivare da qualsiasi direzione. L’ascolto e la messa in pratica dei feedback ricevuti renderanno il team ancora più partecipe e coeso. 

Dal 1 giugno è entrato in vigore il nostro nuovo Codice etico. Clicca qui per saperne di più.

4. Proteggere la biodiversità e ridurre l’impronta ambientale 

L’uomo e le altre specie viventi sono legate da fili sottilissimi ma tenaci, che rischiano continuamente di essere spezzati. Proteggere la biodiversità è essenziale per la sopravvivenza e la salute di tutti. Come farlo? Riducendo gli sprechi, il consumo di acqua e l’utilizzo di plastica negli imballaggi, scegliendo elettricità da fonti rinnovabili, sostenendo progetti a favore della biodiversità… Le possibilità sono molteplici e cambiano da business a business. 

Da anni in EPO ci impegniamo a diminuire la quantità di scarti e sottoprodotti vegetali, studiando insieme a enti di ricerca e Università possibili impieghi alternativi, per dare una “seconda vita” a tutto ciò che può essere riutilizzato.

In ambito agronomico sosteniamo progetti per la tutela di specie vegetali e animali protette, collaborando con Università e realtà del territorio. 

5. Promozione della cultura 

La sostenibilità passa anche dalla consapevolezza culturale. Sapere da dove veniamo e di quale eredità siamo custodi ci fa sentire più responsabili verso il futuro. Alimentare il sapere, la curiosità e l’entusiasmo delle giovani generazioni è la chiave per un mondo più sostenibile. 

Per noi di EPO scienza, cultura e arte sono inseparabili. Per questo supportiamo associazioni impegnate nella valorizzazione delle esperienze artistiche e nella tutela del paesaggio, come il Fondo Ambiente Italiano

In collaborazione con enti di ricerca e Università, sosteniamo progetti che mettono le piante officinali in relazione al mondo della cultura e dell’arte, e svolgiamo una continua opera di sensibilizzazione attraverso i nostri canali social. 

Il nostro percorso non nasce dall’oggi al domani, ma è il risultato di una progettazione e di un impegno nel tempo, che hanno portato a una nuova consapevolezza e a un nuovo modo di fare impresa. Per dirlo con le parole del nostro CEO Mirella Rigamonti Rodi: “Si tratta di un cambiamento culturale importante, ma imprescindibile, che richiede il coinvolgimento di tutti gli stakeholders e l’adozione di un modello circolare delle informazioni e delle conoscenze”.

Botanicals per i disturbi digestivi e l’infezione da Helicobacter pylori

Da sempre l’uomo ricorre a rimedi botanici per alleviare i sintomi di comuni problemi di salute e ritrovare il benessere psicofisico. Non fanno eccezione i disturbi legati al discomfort (fastidio) gastrico: iperacidità, bruciori allo stomaco, nausea e vomito, che interessano il 70% della popolazione adulta. 

Disturbi digestivi: una panoramica

Stress, alimentazione scorretta, consumo di alcool, assunzione di farmaci, età e uno stile di vita frenetico sono tra le principali cause dei disturbi digestivi, che, se non trattati adeguatamente, possono evolvere in gastriti croniche o patologie ben più gravi, come ulcera peptica e carcinoma gastrico. 

Indipendentemente da cause e sintomi, la gastrite consiste in un’infiammazione della parete interna dello stomaco, causata da un indebolimento delle sue barriere difensive, cioè da uno squilibrio tra fattori aggressivi e fattori protettivi. 

Quando i primi (succhi gastrici ed enzimi digestivi) prevalgono sui secondi, la parete gastrica subisce una lesione progressiva, che può portare prima a sintomi medio-lievi e successivamente a ulcere nello stomaco e nel duodeno. 

Oltre alle cause sopra menzionate, uno dei maggiori responsabili della gastrite è l’Helicobacter pylori, un batterio gram-negativo molto diffuso. Secondo i dati della letteratura, l’infezione da Helicobacter pylori colpisce circa il 50% della popolazione mondiale, causando, in base a fonti ISS (Istituto Superiore di Sanità), circa il 90% delle ulcere duodenali e l’80% di quelle gastriche.

La sua azione si concentra infatti sulla mucosa gastrica, di cui distrugge progressivamente i rivestimenti protettivi, esponendola all’azione corrosiva del succo gastrico. Il batterio causa inoltre lesioni alla struttura delle ghiandole, che possono evolvere verso trasformazioni neoplastiche. In molti casi l’infezione è asintomatica, mentre, in altri, i sintomi più comuni comprendono bruciore di stomaco e dolore epigastrico (nella parte alta dell’addome), soprattutto a digiuno. 

Il trattamento di prima linea per l’eradicazione di Helicobacter pylori prevede l’uso di antibiotici, in associazione a un inibitore di pompa protonica per ridurre la produzione di acido gastrico, ma questa terapia può rivelarsi inefficace, a causa dell’elevata resistenza batterica agli antibiotici e degli effetti collaterali causati da questi ultimi. Per questo, negli ultimi anni, la ricerca si è indirizzata verso alternative terapeutiche come la fitoterapia

Gastalagin®, il nuovo blend di estratti per il discomfort gastrico

Tra le piante comunemente usate per favorire la digestione troviamo melissa, menta, cannella, cumino, salvia e timo volgare; quest’ultimo (Thymox®), si è rivelato in grado di rilasciare il muscolo liscio dello stomaco prossimale in un modello murino, suggerendo un possibile impiego anche nella dispepsia funzionale, cioè in quei disturbi gastrici in cui non viene riscontrata alcuna patologia organica.

A questi botanicals di uso tradizionale si aggiunge ora Gastalagin®, il nuovo estratto brevettato EPO standardizzato in castalagina e vescalagina. Gastalagin® è un blend di Castanea sativa Mill. e Cistus x incanus L. con attività antinfiammatoria sulla mucosa gastrica e un’azione antibatterica specifica su Helicobacter pylori

Studi in vitro hanno dimostrato che Gastalagin® inibisce il rilascio di IL-8, una potente chemochina coinvolta nei processi infiammatori, in cellule GES-1 (linea cellulare epiteliale gastrica umana normale) precedentemente infettate da Helicobacter pylori. L’effetto è mediato da NF-kB, un fattore di trascrizione nucleare che svolge un ruolo chiave nella regolazione della risposta all’infezione. Inoltre, il Cistus incanus ha dimostrato interessanti proprietà antiadesive. Per saperne di più, scarica la brochure dedicata

Le foglie di castagno usate provengono principalmente da una filiera italiana e sono raccolte dal Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio, nell’ambito di un importante programma di riqualificazione dei castagneti lombardi, di cui abbiamo parlato in questo articolo

Sempre di più in EPO lo sviluppo di nuovi prodotti si lega a un impegno costante per la valorizzazione di filiere locali etiche e sostenibili. Il nostro obiettivo è la creazione di un circolo virtuoso in cui salute, natura e territorio siano intrinsecamente legati.

Materie prime e supply chain: le conseguenze della guerra in Ucraina

Il terribile corso degli eventi in Ucraina sta ancora una volta mettendo alla prova l’economia globale, con conseguenze devastanti sulle catene di approvvigionamento. 

Non bastano le immagini restituite dai telegiornali, scene di altre epoche, che speravamo di non vedere più. Gli effetti sulla vita delle persone e delle imprese in tutto il mondo sono già evidenti: inflazione in repentino aumento, possibili interruzioni nelle forniture, scarsità di alcune materie prime

Basti pensare alle conseguenze sulla filiera alimentare, in particolare per quanto riguarda i cereali. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la Russia e l’Ucraina rappresentano più del 25% del commercio mondiale di grano e più del 60% di quello dell’olio di girasole, oltre che il 30% delle esportazioni di orzo.

La Russia è anche un grande esportatore di fertilizzanti, dato che potrebbe avere un impatto sulle rese delle colture a livello globale. Nel corso degli ultimi anni, l’Ucraina ha aumentato costantemente le sue esportazioni, diventando un importante fornitore di materie prime, prodotti chimici e macchinari. In ognuno di questi casi, l’aumento dei prezzi e la discontinuità nell’approvvigionamento sono già una realtà. 

L’impatto del conflitto russo-ucraino sul mercato degli estratti botanici

Non fa eccezione il mercato degli estratti botanici. In particolare, come riporta Nutraingredients Usa, almeno due ingredienti provenienti dalla Russia potrebbero essere difficili da reperire nei mesi a venire: la rodiola (Rhodiola Rosea) e l’eleuterococco (Eleutherococcus senticosus), anche conosciuto come Ginseng Siberiano. 

Il commercio di queste due specie botaniche avviene prevalentemente nelle regioni dell’Asia settentrionale al confine tra Russia e Cina. Dal momento che la Cina è tra i pochi paesi che non hanno ancora imposto sanzioni sulle importazioni dalla Russia e restrizioni sui pagamenti, questo tipo di scambi potrebbe verosimilmente non essere intaccato a breve termine. 

Anche la fornitura di maltodestrina, un supporto fondamentale negli estratti secchi, potrebbe essere messa a rischio. Questo polimero, infatti, deriva dal processo di idrolisi dell’amido di mais, per il quale l’Ucraina è il secondo fornitore in Italia dopo l’Ungheria. I prezzi sono in rapida crescita: solo nell’ultimo mese si è osservato un rimbalzo del 41%. Una notevole difficoltà per le aziende, che devono attivare in tempi record accordi con nuovi fornitori. 

Verso una supply chain più equa e locale

Una cosa, comunque, è chiara: di fronte a scenari come la pandemia e la guerra russo-ucraina, le aziende devono adottare modalità organizzative più flessibili e resilienti, capaci di mitigare le conseguenze sulla produzione e la distribuzione di beni e merci. Occorre innanzitutto un ripensamento in ottica strategica della supply chain. Secondo gli analisti di Deloitte, almeno due azioni risultano sempre più cruciali:

  1. attivare fonti alternative di approvvigionamento. Per le aziende che hanno più fornitori, è importante muoversi rapidamente per attivare relazioni con fornitori secondari e assicurarsi ulteriori scorte. Allo stesso tempo, le aziende devono fare attenzione nella scelta di luoghi di approvvigionamento alternativi per le materie prime chiave. 
  2. considerare supply chain più etiche e locali. Se la pandemia ha rappresentato un primo slancio per rimodellare le catene di fornitura globali con una struttura più locale, il conflitto in Ucraina e le sue conseguenze sulle materie prime accelereranno questa tendenza.

Localizzare le catene di approvvigionamento può offrire ai governi e alle aziende un maggiore controllo e diminuire la dipendenza dall’estero. E se l’onshoring non è possibile, come nel caso di materie prime non disponibili sul territorio nazionale? In questo caso è possibile impiegare strategie di “friend-shoring”, ovvero la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento critiche attraverso la sostituzione di rischiosi fornitori stranieri con alleati e partner vicini. 

La nostra azione per la continuità di business

Nel contesto del conflitto russo-ucraino, anche EPO si sta muovendo per garantire ai propri clienti la continuità delle forniture. In particolare:

  • acquistiamo droghe da diversi fornitori qualificati, anche per quanto riguarda piante tradizionalmente originarie dell’Ucraina, della Bielorussia o della Moldavia, come il tallo di lichene islandico, le foglie di uva ursina, la radice di valeriana e i fiori di arnica;
  • la scelta di selezionare diverse fonti di approvvigionamento per la stessa materia prima nel corso degli anni ci permette oggi di garantire la continuità della produzione e di conseguenza la fornitura continua ai nostri clienti. 

Occorre comunque considerare che la crisi russo-ucraina può pregiudicare la disponibilità delle stesse materie prime anche in altri paesi. Pertanto, nonostante tutti gli sforzi, l’approvvigionamento di alcune materie prime potrebbe diventare critico.

Desideriamo esprimere la nostra vicinanza ai fornitori, ai clienti e a tutto il popolo ucraino in questi tempi bui. Non smettiamo di coltivare il sogno di un mondo dove la pace tra uomo e uomo e quella tra uomo e natura siano la base per costruire relazioni di giustizia ed equità a tutti i livelli. 

Ansia da pandemia: come gestirla in maniera naturale

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la segnalazione di stati di ansia e depressione a livello globale è aumentata del 25% nel primo anno della pandemia. Una situazione destinata a peggiorare, dato il prolungarsi dell’emergenza da Covid-19, e che rischia di aggravarsi ulteriormente a causa del conflitto russo-ucraino. 

Gli effetti della pandemia sulla salute mentale

Negli ultimi due anni, la richiesta di integratori per ansia e disturbi del sonno ha avuto un vero e proprio boom. Per esempio, a partire da marzo 2020 la spesa dei consumatori americani per tali prodotti, insieme a quella per integratori alimentari a supporto del sistema immunitario, è cresciuta del 10-15% su base mensile. 

Una delle possibili spiegazioni è l’isolamento senza precedenti in cui si è trovata la popolazione mondiale a causa della pandemia. Milioni di persone hanno lasciato l’ufficio per adattarsi al lavoro da remoto, gli studenti hanno sperimentato per la prima volta la didattica a distanza, ognuno di noi ha avuto difficoltà a stare vicino a parenti e amici. Tra i più gravi fattori di ansia e depressione troviamo la solitudine, la paura del contagio, le preoccupazioni finanziarie, la malattia e finanche la morte di persone care. 

Le misure di prevenzione adottate dai governi restrizioni sociali, lockdown, chiusura di scuole e attività, continua incertezza anche legislativa hanno avuto un impatto considerevole in ogni sfera della vita privata e lavorativa. 

Le due categorie che ne hanno risentito di più sono donne e giovani. La pandemia ha, se possibile, esacerbato la disparità di genere. Su molte donne si sono abbattute le conseguenze di salari più bassi e minore stabilità lavorativa rispetto ai colleghi maschi. A livello domestico, inoltre, la chiusura delle scuole ha aumentato il carico di lavoro verso i figli, nella loro cura ed educazione. Senza considerare la violenza domestica: solo in Italia, sono oltre 15 mila le donne che nel 2020 si sono rivolte ai Centri antiviolenza; di queste, più del 90% vi ha fatto ricorso per la prima volta proprio nel 2020. 

Per quanto riguarda i più giovani, le tendenze suicide e autolesioniste sono cresciute in modo drammatico. Per esempio, stando ai dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, le consulenze neuropsichiatriche che hanno riguardato tentativi di suicidio nella fascia compresa tra i 15 e i 24 anni sono passate dal 36% ad aprile 2019 al 63% nel gennaio 2021. 

La chiusura delle scuole e di tanti luoghi di incontro ha privato bambini e ragazzi di essenziali strumenti di educazione, confronto tra pari e socialità, necessari per il loro benessere psico-fisico. I giovani lavoratori, inoltre, sono stati i più impattati dalle difficoltà economiche, portando a un’ulteriore crescita della disoccupazione giovanile e a situazioni di crescente precarietà. 

Rimedi naturali per il rilassamento e il sonno

Pur non entrando nel merito dei disturbi d’ansia da un punto di vista medico, ognuno di noi ha attraversato nella propria vita stati ansiosi legati a difficoltà, cambiamenti e decisioni importanti. La pandemia ha rappresentato un’ ulteriore aggravante, esponendo milioni di persone in tutto il mondo a timore generalizzato, stress e insonnia.

Laddove la situazione non raggiunga livelli patologici, che richiedono il supporto di uno specialista, ci sono tante attività a cui ricorrere per combattere ansia e difficoltà a dormire. Per esempio:

  • tecniche di rilassamento come meditazione, respirazione lenta e rilassamento muscolare progressivo;
  • regolare attività sportiva, che riduce ansia e stress attraverso il rilascio di endorfine; 
  • cura dei rapporti interpersonali e sociali. 

Da sempre l’uomo ha cercato anche nella natura un aiuto per il suo benessere psico-fisico. Sono molte le piante officinali con proprietà rilassanti che possono essere impiegate nei casi di insonnia, stress eccessivo e ansia. Ricordiamo ad esempio:

  • passiflora, per favorire il rilassamento, il sonno in caso di stress e il benessere mentale;
  • lavanda, sempre in caso di stress per favorire il rilassamento e il sonno e contribuire al normale tono dell’umore;
  • melissa, con proprietà calmanti per il rilassamento, il benessere mentale e il normale tono dell’umore;
  • escolzia, utile per favorire il rilassamento e il sonno in caso di stress.

Un altro rimedio naturale meno noto è la Scutellaria lateriflora, un’erba perenne originaria del Nord America, tradizionalmente usata per favorire il rilassamento e il sonno. BlueCALM® è il nostro nuovo estratto secco di Scutellaria lateriflora L., testato su cellule di carcinoma surrenalico umano, un modello in vitro comunemente impiegato per investigare il meccanismo d’azione di molecole con attività anti-ansia. BlueCALM® si è dimostrato in grado di inibire in modo significativo il rilascio del cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”.

Gli studi preclinici hanno dimostrato inoltre una forte attività antiossidante e antiglicante: BlueCALM® blocca la formazione degli AGE (Advanced Glycation end-product), sostanze nocive che sono coinvolte in molte malattie cronico-degenerative, tra cui l’Alzheimer. Scarica la brochure per saperne di più. 

Riassumendo, l’ansia può davvero essere considerata la “malattia dei tempi moderni”. Lungi dal sottovalutarla come un malessere passeggero, occorre analizzare i fattori scatenanti e intervenire quando necessario con terapie dedicate, rivolgendosi al consiglio di uno specialista.

Gli effetti della pandemia e della guerra sul benessere psico-fisico globale continueranno a farsi sentire anche a distanza di tempo e dovremo essere equipaggiati per contrastarli. 

Verso un mercato inclusivo: le certificazioni Kosher, Halal e Vegan

Trasparenza e inclusività sono aspetti sempre più centrali agli occhi dei consumatori. Spesso leggere l’etichetta di un prodotto non basta a rassicurare sull’origine degli ingredienti in esso contenuti, che si tratti di un alimento, di un cosmetico oppure di un capo di vestiario. La richiesta di prodotti, provenienti da filiere sostenibili è un trend destinato a guidare la crescita del mercato negli anni a venire. D’altra parte, in una società sempre più multietnica, anche le aziende sono chiamate a gettare ponti tra le diverse culture.

In questo contesto si inseriscono le certificazioni Kosher, Halal e Vegan, non più esclusivamente ricercate per criteri religiosi o etici, ma marchi di garanzia presso una platea di consumatori più attenta e consapevole. 

Prodotti Halal per il mondo islamico 

Con una presenza globale di 1,8 miliardi di persone, ovvero il 23% della popolazione mondiale, i consumatori islamici sono un segmento in rapida crescita. Un dato che non sfugge alle aziende, impegnate a sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze di consumo dei musulmani. Basti pensare che l’offerta di prodotti certificati Halal è aumentata del 19% dal 2018 al 2020. 

La certificazione Halal serve ad attestare che i prodotti agroalimentari, cosmetici, chimico-farmaceutici, ma anche i processi industriali, siano conformi alle norme etiche ed igienico-sanitarie della legge e della dottrina dell’Islam. È inoltre applicabile anche ai servizi, quali ad esempio quelli finanziari, assicurativi e turistici.

Si tratta di una certificazione di qualità, di filiera e di prodotto, che comprende tutti i sistemi di controllo della qualità, l’approvvigionamento delle materie prime, i processi di trasformazione, la logistica interna, lo stoccaggio e il trasporto fino alla destinazione finale. 

I principali requisiti per ottenere la certificazione sono i seguenti:

  • assenza di sostanze non conformi (materie prime, ingredienti, additivi, ecc., inclusi quelli che non figurano sull’etichetta ma che entrano in contatto con il prodotto);
  • non contaminazione tra ingredienti Halal e Haram (vietati) attraverso la separazione delle linee produttive;
  • tracciabilità dei prodotti e delle materie prime;
  • igiene e sicurezza;
  • sistema di qualità aziendale conforme alla produzione Halal. 

La crescita del mercato Kosher 

I prodotti Kosher stanno registrando tassi di crescita sempre più alti in paesi come Stati Uniti, Israele, Polonia, Ungheria e Romania, ma anche in Italia. A richiederli non sono solo consumatori appartenenti alla comunità ebraica, ma anche musulmani, induisti, vegetariani e vegani attenti ai criteri di qualità e tracciabilità. Si ha la percezione che il cibo kosher sia più pulito o più sano oppure si vuole essere certi che un determinato prodotto non contenga potenziali allergeni, per esempio i crostacei.

Uno studio di Quartz ha rivelato che, nonostante solo il 2% della popolazione americana sia di origini ebraiche, circa il 41% di tutto il cibo confezionato negli Stati Uniti è certificato Kosher. Si prevede inoltre che le vendite globali di alimenti Kosher aumenteranno fino a quasi 60 miliardi di dollari nel 2025, dai 24 miliardi di dollari del 2017. Non sorprende quindi che sempre più aziende siano orientate verso l’ottenimento della certificazione Kosher

Con Kosher intendiamo l’insieme di norme che regolano l’alimentazione degli ebrei osservanti secondo le leggi della Torah. L’omonima certificazione si ottiene a seguito di un iter di controllo da parte di un ente rabbinico specializzato, che verifica la conformità della produzione alle regole ebraiche. La supervisione riguarda in particolare due aspetti:

  • gli ingredienti, ovvero tutte le materie prime presenti in un prodotto, che devono essere Kosher;
  • gli impianti di lavorazione, che non possono essere contaminati con alimenti non ammessi. 

La rivoluzione vegan

Si stima che nel mondo ci siano circa 79 milioni di vegani, mentre sono 55.000 i prodotti certificati come vegan, inclusi alimenti e bevande. La richiesta di prodotti vegan-friendly è sempre più trasversale: i consumatori si orientano verso scelte consapevoli e sostenibili, come quelle offerte da un’alimentazione a base vegetale. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione dei consumi, destinata a trasformare il mercato negli anni a venire. 

Esistono diverse certificazioni per i prodotti vegani (come Veganok, il marchio più diffuso in Europa), le quali garantiscono l’assenza di qualsiasi sostanza di derivazione animale in ogni fase della loro realizzazione. Le certificazioni sono applicabili a qualsiasi tipo di prodotto e settore, ma principalmente sono diffuse nell’agroalimentare, nella cosmesi e nel tessile. 

Etica e inclusività: le scelte di EPO

L’inclusività e il rispetto sono capisaldi del nostro codice etico e uno dei nostri obiettivi aziendali. Da anni ci impegniamo a offrire i nostri estratti botanici nel rispetto delle esigenze di ogni consumatore finale, garantendo la completa tracciabilità delle materie prime e la trasparenza dei processi produttivi. 

Le certificazioni Kosher e Halal sono un riconoscimento per la qualità e la sicurezza dei prodotti EPO, oltre che un’apertura verso i clienti di tutto il mondo. Con la sola eccezione degli estratti realizzati con prodotti delle api come propoli e polline, tutti gli altri estratti botanici sono adatti a una dieta vegetariana e vegana: infatti, non utilizziamo alcuna sostanza di origine animale nel nostro processo di produzione. Maggiori informazioni sulle certificazioni e sulla tracciabilità degli estratti EPO sono disponibili qui

Animali domestici e pandemia: come il lockdown ha portato a un boom delle adozioni

Uno degli effetti collaterali più sorprendenti della pandemia è stato il boom delle adozioni di animali domestici registrato durante i primi mesi del lockdown. Cani e gatti hanno aiutato i loro proprietari a tollerare gli stati di ansia e isolamento legati al diffondersi del virus COVID-19. Allo stesso tempo si è registrata una maggiore attenzione per la salute e l’alimentazione dei nostri amici a quattro zampe, che ha portato a un’espansione del mercato del pet food. Scopriamo di più in questo articolo. 

L’aumento delle adozioni di animali domestici durante la pandemia

Uno studio condotto su Google Trends ha evidenziato che nella fase iniziale del lockdown (aprile e maggio 2020) le ricerche relative all’adozione di cani, gatti e altri animali domestici sono state significativamente più alte rispetto ai cinque anni precedenti. In particolare, parole chiave come “adozione di cani” e “adozione di gatti” sono state cercate il 250% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. 

La stessa analisi mostra anche come le ricerche per “adozione di cani” siano diminuite a partire da giugno 2020, tornando ai livelli pre-pandemici. Questo può essere attribuito al lancio dei vaccini anti COVID-19, che hanno portato a un allentamento del lockdown e a un graduale ripristino dei normali ritmi della quotidianità. In altre parole, il ritorno in ufficio ha riacceso preoccupazioni circa la separazione dai propri animali domestici, costretti a trascorrere lunghe ore in casa da soli.

Nelle ricerche non è stata invece osservata una preoccupazione significativa per quanto riguarda la possibile trasmissione del virus da parte di cani e gatti. Come precisano le linee guida del Ministero della Salute, infatti, “non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo epidemiologico nella diffusione di SARS-CoV-2”. 

Animali domestici, i migliori amici per combattere lo stress pandemico

Diversi studi hanno confermato che la compagnia animale è stata un “cruciale supporto” durante la pandemia. Con la loro presenza, cani e gatti hanno aiutato i loro proprietari a combattere stress, ansia e depressione dovuti all’isolamento

L’interazione uomo-animale offre numerosi benefici per la salute fisica e mentale. Il contatto con l’animale attraverso carezze e abbracci può portare al rilascio di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore” capace di ridurre lo stress. Possedere un cane, inoltre, costringe i proprietari a fare maggiore esercizio fisico e a trascorrere più tempo all’aperto, due vantaggi significativi durante il lockdown. 

Secondo uno studio condotto dall’American Pet Products Association, il 72% delle persone ha dichiarato che trascorrere del tempo con i loro animali ha aumentato il loro senso di benessere nel corso della pandemia. Il 60% ha stretto un legame più forte con i propri animali, mentre il 39% ha svolto più attività fisica in loro compagnia. 

Estratti naturali per il benessere degli animali 

Come anticipato, la pandemia ha portato a una crescita della domanda di prodotti alimentari e integratori per animali. Molte aziende del settore pet food sono riuscite a sfruttare il momento, potenziando i loro canali e-commerce e aumentando la propria reputazione presso i consumatori con l’offerta di prodotti di alta qualità. 

Stando alle previsioni del Pet Dietary Supplements Market per il 2022-2027, la richiesta di prodotti premium è destinata a crescere nei prossimi anni, insieme a una sempre maggiore attenzione per la salute e il benessere dei propri animali domestici. La ricerca si sta spingendo verso prodotti con alti benefici nutrizionali e dietetici, a base di ingredienti naturali, organici e con un occhio di riguardo per la sostenibilità. 

A questo scopo, il nostro catalogo offre una vasta gamma di estratti vegetali come rimedi naturali per il mantenimento della salute di cani e gatti. Un esempio è EkinACT, estratto di Echinacea purpurea (L.) Moench dalle molteplici attività benefiche.

Per saperne di più sull’argomento, guarda la registrazione del nostro webinar sulla formulazione di estratti botanici per il settore pet food e scopri la gamma di prodotti dedicata

Attività anticolesterolemica di tre estratti vegetali (carciofo, caigua e fieno greco) e del loro blend originale

Un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Pharmacology conferma l’efficacia anticolesterolemica degli estratti vegetali di carciofo, caigua e fieno greco e del loro blend originale. Dislipidemia e ipercolesterolemia sono tra le principali cause delle malattie cardiovascolari.

Le formulazioni nutraceutiche con attività anticolesterolemica come il nostro estratto OMEOlipid possono essere utili nella prevenzione e nel trattamento dell’ipercolesterolemia, rappresentando una valida alternativa alle attuali terapie come la somministrazione di statine e della monacolina K.

Scarica lo studio completo

Dieci consigli di lettura per gli amanti della botanica

L’inverno è la stagione che più naturalmente invita alla lettura. Con le festività natalizie che bussano alla porta, restare in casa con un buon libro e una tazza di tè fumante diventa un piacere squisito.

In questo articolo abbiamo voluto raccogliere 10 consigli di lettura per appassionati di botanica e del mondo naturale: grandi classici e libri contemporanei che esplorano l’universo vegetale e le sue connessioni con altri mondi, dalla storia all’arte. 

1.  Enciclopedia delle piante medicinali

Un vero punto di riferimento per le scienze erboristiche, l’enciclopedia curata da Andrew Chevallier raccoglie oltre 550 erbe medicinali provenienti da tutto il mondo, con informazioni pratiche sulle proprietà officinali note per il trattamento di disturbi comuni. 

Le piante sono organizzate in ordine alfabetico con il nome latino e sono profilate con ricchezza di fotografie e di dettagli circa il loro habitat, coltivazione, costituenti attivi, azioni terapeutiche e usi tradizionali. A cento di queste specie vegetali è dedicato un approfondimento aggiuntivo, con una sezione specifica sulle preparazioni e i rimedi domestici a base di erbe e sui consigli per l’auto-trattamento. 

Riferimenti: Chevallier A., Enciclopedia delle piante medicinali, Idea Libri, 1997. 

2. L’arte botanica nei secoli. Dagli erbari rinascimentali al XIX secolo

Da sempre piante e fiori hanno influenzato il nostro immaginario e la creatività di numerosi artisti che nel corso dei secoli si sono avvicinati all’illustrazione botanica. Dalle pagine del De Materia Medica di Dioscoride alle raffigurazioni degli erbari rinascimentali, fino ad arrivare alle vette di stile di Maria Sybilla Merian, il connubio tra arte e scienza ha dato vita ad autentici capolavori. 

Questo libro con introduzione di Chiara Nepi ripercorre l’affascinante storia della rappresentazione botanica attraverso raffinate riproduzioni a colori. Un gioiello tutto da sfogliare. 

Riferimenti: Accorsi A., Brillante G., Percivaldi E., Nepi C., L’arte della botanica nei secoli dagli erbari rinascimentali al XIX secolo, White Star, 2018. 

3. Garden Flora

Il volume che ogni amante del giardinaggio dovrebbe custodire nella sua libreria. Il celebre designer di giardini Noel Kingsbury racconta l’avvincente storia di 133 delle piante più comunemente coltivate, soffermandosi sul viaggio dal loro luogo di origine al giardino di casa nostra. In questo racconto trovano spazio anche le più importanti figure di esploratori botanici, coltivatori e giardinieri della storia.  

Il libro è riccamente illustrato con fotografie storiche e moderne, oltre a lussuose riproduzioni di illustrazioni botaniche. 

Riferimenti: Kingsbury N., Garden Flora, Timber Press, 2016. 

4. Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante

Studioso di storia delle religioni e tradizioni popolari oltre che scrittore, Alfredo Cattabiani ha creato intorno all’universo vegetale una sua propria “cosmologia”. Florario è un viaggio nell’immaginario religioso e fantastico che esplora i legami simbolici tra le piante e i riti pagani, ebraici, cristiani, musulmani e delle filosofie orientali. Vi figurano personaggi biblici, ma anche miti, leggende, fiabe e testimonianze letterarie ispirate da piante e fiori. 

Una lettura perfetta per chi ama il simbolismo legato al mondo botanico e la sua influenza in molteplici campi del sapere umano. 

Riferimenti: Cattabiani A., Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, 1996.

5. I Discorsi di P.A. Mattioli. L’esemplare dipinto da Gherardo Cibo

I Discorsi di Pietro Andrea Mattioli, traduzione e ampliamento del De Materia Medica di Dioscoride e caposaldo della letteratura botanica, tornano a splendere nella riproduzione della stampa a figure grandi impressa da Valgrisi a Venezia nel 1568.

L’edizione curata da Aboca riproduce un esemplare custodito nella Biblioteca Alessandrina di Roma, con incisioni del botanico Gherardo Cibo. L’opera è completata da un commento in lingua italiana che approfondisce l’importanza delle figure di Mattioli e Cibo e la loro influenza sulla botanica e la farmacia moderne. 

Riferimenti: P. Andrea Mattioli, I Discorsi di P.A. Mattioli. L’esemplare dipinto da Gherardo Cibo, Aboca Edizioni, 2015. 

6. La botanica del desiderio

Sofisticato e affascinante, il saggio di Michael Pollan esplora il rapporto tra uomo e piante che si esprime nel modo in cui coltiviamo e riduciamo il mondo botanico alla nostra volontà. Vengono esaminati quattro tipi di desideri fondamentali, ognuno dei quali è associato a una specie vegetale: tulipano per la bellezza, cannabis per l’ebbrezza, mela per la dolcezza e patata per il controllo. 

Avvenimenti storici, simbologia, psicologia e storia botanica si intrecciano in un racconto originale e insolito, per gli amanti delle letture non convenzionali. 

Riferimenti: Pollan M., La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante, Il Saggiatore, 2014. 

7. Taming Fruit

Nel corso dei secoli, i frutteti sono stati luoghi di culto, di riposo e di sostentamento, nonché fonte di ispirazione per artisti e scrittori. In questo volume Bernd Brunner ne ripercorre la storia, soffermandosi su come l’uomo ha modellato la natura secondo i propri desideri.

Dalle prime coltivazioni di frutta in Oriente agli orti dei monasteri medievali, quella dei frutteti è innanzitutto una storia umana. Il libro offre abbondanza di storie e aneddoti, oltre a ricche riproduzioni di dipinti, fotografie e illustrazioni botaniche. 

Riferimenti: Brunner B., Taming Fruit, Greystones Books, 2021.

8. Mirabilia, la botanica nascosta nell’arte

Sfogliare questo libro di Renato Bruni è come entrare in una Wunderkammer di spunti inediti sull’universo vegetale. Diciotto storie scientifiche di piante vengono sviluppate a partire da altrettante opere d’arte di Dürer, Degas, Hokusai, Rivera, Duchamp, Warhol, Banksy e molti altri. 

C’è spazio anche per tematiche attuali e importanti, come le dinamiche ecologiche, l’archeobotanica e le ultime frontiere della ricerca. Consigliato agli appassionati di arte e botanica, naturalmente curiosi e amanti del sapere. 

Riferimenti: Bruni R., Mirabilia, la botanica nascosta nell’arte, Codice, 2018. 

9. L’incredibile viaggio delle piante

In questo illuminante saggio, il botanico Stefano Mancuso affronta il tema delle migrazioni botaniche, spiegando come, generazione dopo generazione, le specie vegetali si sono mosse sul Pianeta per conquistare nuovi spazi, sfruttando ogni mezzo a loro disposizione.

Ci sono piante che si spostano grazie agli animali, piante in grado di colonizzare terre inospitali e persino di viaggiare per mare. La loro è anche una storia di resilienza e di lotta per la sopravvivenza, che ci ricorda la necessità e le potenzialità insite in ogni atto migratorio. 

Riferimenti: Mancuso S., L’incredibile viaggio delle piante, Laterza, 2017. 

10. Il giro del mondo in 80 alberi 

Lo scrittore e ambientalista Jonathan Drori raccoglie le storie di 80 alberi di tutto il mondo, usandoli come chiave di lettura per far luce su diversi aspetti dell’esistenza umana, dalla religione all’ispirazione creativa, senza dimenticare la medicina e l’alimentazione. Le pagine sono popolate di racconti strani e bizzarri, che conducono il lettore dai viali alberati di Berlino alle intricate foreste della California, unendo storia, scienza e gusto per l’aneddoto. 

II volume è completato dalle illustrazioni di Lucille Clerc, che accompagna questo viaggio letterario con la delicata poesia del suo stile. 

Riferimenti: Drori J., Il giro del mondo in 80 alberi, L’ippocampo, 2018.

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